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Comunicati stampa

Capsule del caffè dal 12 agosto classificate dalla UE come “imballaggi”

Nel nostro Paese, dove consumiamo 2,8 miliardi di capsule di caffè all’anno, la decisione di Bruxelles spinge sulla raccolta differenziata in cucina 

Il caffè a casa rappresenta, per milioni di italiani, un vero e proprio rito. In molti casi è fatto con la macchinetta a capsule o con le classiche cialde di carta. Si tratta di un piccolo lusso quotidiano che aiuta a iniziare la giornata con la giusta carica. Subito dopo però ecco la domanda: “Ora dove butto le piccole confezioni usate per fare il caffè?”.

Tenendo conto che da una recente ricerca risulta che nel nostro Paese consumiamo quasi 3 miliardi di capsule di caffè all’anno, è chiaro che la ricaduta della risposta sotto il profilo ambientale è rilevante. 

Dal 12 agosto (data ufficiale di entrata in vigore) il nuovo regolamento dell’Unione Europea PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation – n. 2025/40) risolve ogni dubbio di fronte a questa domanda e introduce delle novità che impattano sul modo di fare la raccolta differenziata in cucina: le capsule monodose in alluminio o plastica sono considerate a tutti gli effetti degli imballaggi. Il regolamento riscrive così le regole in tutti gli Stati membri e diventa uno di quegli esempi virtuosi dei 27 Paesi della Ue che si comportano come un’unica comunità: trattandosi poi di un regolamento e non di una direttiva, si applica direttamente, senza bisogno di recepimento da parte dei singoli stati.

La novità arrivata da Bruxelles, rende l’indicazione obbligatoria e risolve definitivamente anche il dubbio che spesso ci prendeva di fronte alla pattumiera: “Devo separare Il fondo di caffè dalla capsula prima di gettarla?”. Il nuovo regolamento europeo offre una risposta chiara: “No, non serve svuotarla”. Le capsule, anche se ancora piene di residui di caffè, vanno avviate direttamente ai circuiti di riciclo dedicati. La normativa riconosce così la complessità del prodotto e fa capire come ogni capsula recuperata rappresenti un piccolo contributo a un modello di gestione più sostenibile, in cui i materiali sono valorizzati anziché diventare rifiuti, con benefici concreti per l'ambiente e per la comunità. Questo cambiamento evidenzia, peraltro, l’importanza anche dei piccoli gesti: anche le capsule di caffè, se conferite correttamente, possono essere recuperate e trasformate in nuove risorse.

Con l’arrivo delle nuove etichettature chiare e trasparenti imposte dall’UE, orientarsi sarà molto più semplice per i consumatori. Ecco come comportarsi in base al materiale:

Capsule in alluminio o in plastica: vanno conferite nella raccolta differenziata dedicata agli Imballaggi in plastica e metalli. 

Cialde e capsule compostabili: se certificate, devono essere gettate direttamente nell’Umido (organico). Questo permette il recupero combinato sia della confezione che del residuo di caffè, trasformandoli in compost di qualità. Nulla cambia per il caffè in polvere o in grani, che va gettato nel medesimo rifiuto.

Le indicazioni di smaltimento riportate su capsule e cialde, fino ad oggi disomogenee da produttore a produttore, dopo il 12 agosto devono essere armonizzate a livello europeo e i messaggi devono essere uniformi e riconoscibili. 

«Il passaggio a "imballaggio" - spiega Flavio Frasson, presidente di ETRA SpA Sb -  permette alla nostra azienda di uscire dalla gestione delle capsule come rifiuto residuo (costo di smaltimento) per entrare nel sistema dei corrispettivi CONAI.

Dal punto di vista della raccolta - prosegue il presidente - l'obiettivo è intercettare le capsule per ridurne la presenza nel secco residuo e quindi distinguere l’alluminio, la plastica e i compostabili. La novità sulle capsule di caffè costituisce, in questa prospettiva, uno dei tasselli di una strategia comunitaria molto più ampia che punta a ridurre i rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2028 e fino al 15% entro il 2040. Con ricadute positive anche per i nostri utenti che vedranno diminuire la produzione del proprio  rifiuto secco. Il bello di questa sfida è che il risultato finale dipenderà da ciascuno di noi: ogni cittadino in questo senso è un protagonista di questa transizione, verso un sistema che tutela sempre più l’ambiente».