Al via “Fino all'ultima briciola”, progetto contro lo spreco alimentare

La sostenibilità e la tutela del territorio passano anche attraverso la riduzione dello spreco di cibo, un problema che, per le sue dimensioni, coinvolge in modo importante privati cittadini, scuole, produttori, piccoli venditori e la grande distribuzione organizzata.
Sono, infatti, 4.2 milioni le tonnellate di cibo gettate nella spazzatura in Italia nel 2023 lungo l'intera filiera agroalimentare, per un valore economico complessivo stimato di 13 miliardi di euro. In particolare ognuno di noi, ogni anno, butta via quasi 30 kg di cibo, con un costo stimato totale di circa 7.5 miliardi di euro, come riportato nel rapporto “Il caso Italia” di Waste Watcher. Nelle abitazioni private si stima che ogni cittadino butti in media 566,3 grammi di cibo ogni settimana. I prodotti maggiormente coinvolti in questo spreco sono frutta, cipolle, tuberi, pane, insalate e verdure.
Per affrontare quella che è a tutti gli effetti una vera e propria emergenza, il Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti ed ETRA SpA Società benefit hanno lanciato il progetto contro lo spreco alimentare “Fino all’ultima briciola”. L’impegno della multiutility è in coerenza con gli obiettivi di beneficio comune che punta di perseguire in quanto società benefit.
«Il fenomeno - spiega il presidente di ETRA Flavio Frasson - è un problema etico e culturale poiché riflette da un lato modelli di consumo eccessivo e dall’altro una scarsa consapevolezza del valore del cibo. Anche per questa ragione, insieme al Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti, abbiamo deciso di mettere in campo un progetto importante che punti ad aumentare la consapevolezza del problema. Va poi evidenziato che di solito gli alimenti non consumati sono smaltiti come rifiuto secco, contribuendo, in modo rilevante, alle emissioni di gas serra e aumentando il peso del sistema di smaltimento, con conseguente impatto negativo sull’ambiente e sulle bollette. Ogni alimento buttato rappresenta uno spreco di risorse naturali, come acqua e suolo, oltre a contribuire all'emissione di CO2 e all'inquinamento. Ridurre la quantità di cibo buttato è indicato, non a caso, come una delle azioni virtuose da promuovere per raggiungere l’obiettivo regionale dell’84% di raccolta differenziata entro il 2030».
La denominazione del progetto “Fino all’ultima briciola” sottintende, infatti, la volontà di arginare il problema attraverso molteplici azioni, definite e pensate specificatamente per i diversi attori coinvolti.
Il progetto si struttura infatti su tre pilastri: il primo vuole mettere in contatto aziende produttrici e grande distribuzione con realtà quali associazioni di volontariato ed enti del terzo settore, creando valore e solidarietà nel territorio e incentivare così il consumo di alimenti prossimi alla scadenza o destinati allo spreco. Il secondo pilastro mette in campo azioni per contrastare lo spreco di cibo promuovendo scelte di consumo più consapevoli e fornendo soluzioni semplici e accessibili per aiutare cittadini, esercenti e aziende a minimizzare gli sprechi, mentre il terzo punta ad innescare cambiamenti positivi e l’adozione di buone pratiche mediante la collaborazione e il dialogo con aziende socio-sanitarie, mense scolastiche, scuole e istituzioni per sensibilizzare la popolazione e le aziende sul problema dello spreco alimentare. Il progetto offre inoltre l’occasione per informare i cittadini sulle problematiche legate allo spreco alimentare e sulle azioni di contenimento e di sensibilizzazione.
«Abbiamo fortissimamente voluto questo progetto - continua la presidente del Consiglio di Bacino Antonella Argenti - che sottolinea una crescente volontà di contribuire attivamente alla riduzione degli sprechi alimentari anche per la consapevolezza di poter ricavarne vantaggi diretti o indiretti». D'altra parte, anche i consumatori - rileva il Rapporto Waste Watcher - mostrano un atteggiamento positivo verso questa dinamica. «C’è dunque - aggiunge la presidente - una crescente sensibilità sul tema e una maggiore disponibilità a contribuire al contenimento dello spreco alimentare. Siamo ben consapevoli, peraltro, che questa è una sfida globale. Secondo la FAO, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato ogni anno lungo l’intera filiera, fra perdite in campo e sprechi nella catena dell’industria e della distribuzione del cibo. Questo - rileva la presidente - spiega, peraltro, perché le Nazioni Unite hanno sentito l’esigenza di inserire tra gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, anche il dimezzamento dello spreco alimentare globale pro-capite, la riduzione delle perdite di cibo durante la produzione e la fornitura e la riduzione delle perdite del post-raccolto».
Ma c’è un ultima ricaduta del progetto che sta particolarmente a cuore all’Argenti. «Questa best practice - evidenzia la presidente - ha una forte valenza educativa e culturale nei confronti delle aziende, del mondo adulto e dei giovani che assorbono in modo molto positivo il senso dell’intera proposta».
«D’altra parte - osserva Paolo Rellini, cofondatore di Regusto uno dei partner del progetto - produttori e grande distribuzione riconoscono l'urgenza di combattere questo tipo di spreco e sono interessati a soluzioni capaci di ridurre gli sprechi senza compromettere la sostenibilità economica delle attività. Da questo punto di vista si nota un aumento della consapevolezza rispetto alla necessità di trovare metodi efficaci per gestire le eccedenze nel segno della solidarietà nei confronti di tante associazioni che si prendono cura delle persone vulnerabili». Nel recente rapporto di Waste Watcher si evidenzia, peraltro come tra gli imprenditori intervistati, il 49% si dichiara disposto a donare gli alimenti in eccesso, il 45% è favorevole a venderli a prezzi scontati, mentre il 40% considera pratiche di sconto su prodotti prossimi alla scadenza.
L’obiettivo del progetto è giungere a una rete sinergica tra aziende, consumatori, associazioni non-profit e volontariato, per ridurre in modo significativo il surplus alimentare e per promuovere una cultura del consumo responsabile.
«Siamo convinti che questo progetto possa contribuire alla riduzione dello spreco alimentare – commenta Mirco Cerisola, Country Director di Too Good To Go Italia, azienda a impatto sociale impegnata proprio su questo fronte e partner dell’iniziativa - In Too Good To Go lavoriamo ogni giorno per sensibilizzare le persone sul tema dello spreco di cibo, promuovendo abitudini di consumo più consapevoli e responsabili e mettendo a disposizione di utenti, esercenti e aziende strumenti semplici e accessibili, pensati per facilitare la riduzione degli sprechi. Siamo fiduciosi che da questo impegno possano derivare effetti positivi, sia in termini di diminuzione dei prodotti alimentari sprecati, sia di maggiore consapevolezza sul valore del cibo».
Il processo complessivo realizzato attraverso campagne educative, eventi di raccolta e redistribuzione e collaborazioni tra settori una volta avviato e consolidato dovrà portare a un cambiamento del modo in cui le persone e le aziende percepiscono e gestiscono le risorse alimentari.
A breve verranno organizzati da ETRA degli incontri in cui aziende alimentari, GDO, esercenti, associazioni di volontariato potranno conoscere i dettagli del progetto e beneficiare ciascuno nel proprio ambito, delle varie azioni, perché lo spreco alimentare si deve combattere… fino all’ultima briciola.